venerdì 18 aprile 2014
venerdì 28 marzo 2014
NOSTALGIOMETRO '00: il cielo è po-poppò sopra Berlino
Avvertenza: Nostalgiometro ’00 può contenere acne, masturbazione, canne, Offspring, uso improprio di lamette da barba, abuso di alcolici, gel effetto bagnato, sesso, Giorgia di TRL e tutto ciò che l’adolescente degli anni 2000 ha subito (nel bene e nel male).
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| Fotogramma del video di “Seven Nation Army” dei meravigliosi White Stripes, band icona degli anni 2000. Canzone tratta dall’album del 2003 “Elephant”. |
Detestare il calcio in Italia è un lavoro a tempo pieno. Comporta impegno e dedizione, pari a quello dei tifosi più fanatici. Non è facile dribblare tutte le trasmissioni sportive, i movioloni, le telecronache in diretta, le polemiche, i commenti dei colleghi d’ufficio, le Gazzette dello Sport messe a disposizione nei bar. Così ti trovi ad avere tuo malgrado un’opinione su Balotelli (di cui avresti ignorato volentieri l’esistenza, come essere umano prima che come calciatore). Hai persino sviluppato un tuo pensiero, senza il quale avresti vissuto serenamente, sul fuori-gioco (andrà con o senza trattino? Mah...).
A un certo punto ti arrendi, alzi le mani e dici: “Italiani, calciofili, fate di me ciò che volete”. La fortuna di tifare per la Sampdoria fin da piccino mi ha almeno tenuto al riparo dalle contese più spinose: Calciopoli, Moggiopoli, Scudettopoli, di cui gli italiani discutono come se fossero cose serie. Solo una volta ho tentato di dire timidamente la mia su Moggi a mio fratello Michele, che è juventino: porto ancora i segni dei suoi denti sul polpaccio.
Per quattro anni tiri avanti così, aggirando conversazioni e rovinando amicizie. Poi, fatalmente, puntuali come le tasse, arrivano i Mondiali.
Ed allora inizia l’incubo. Vieni posseduto da una sorta di demòne assiro e improvvisamente anche tu, che nei quattro anni precedenti ti addormentavi come colpito da uno sfollagente sulla nuca appena sullo schermo compariva il campo verde di una partita di calcio, divieni un famelico consumatore di pallone. Non perdi nemmeno un minuto della telecronaca, quando suona l’inno ti alzi in piedi e lo canti a squarciagola come un pirla, fremi, sobbalzi ad ogni azione, urli: “Era fallo!” e ti dimeni come un forsennato, con un filo di bava alla bocca, indirizzando epiteti razzisti ed irripetibili verso gli avversari, come se potessero sentirti. Poi, così come erano iniziati, i Mondiali finiscono. Tu ti risvegli come da un sogno e pensi: “Dove diavolo sono stato le ultime tre settimane?”. Hai in mano ancora il bandierone e lo getti via spaventato. “Che cazzo è successo?”. Il demòne assiro ti ha abbandonato.
Così fu, cari ragazzi, cari giovani d’oggi, nel 2006.
Fu un Mondiale epico. Ogni istante scolpito nella memoria. Ogni gol, ogni azione, ogni coro (tra cui il famigerato po-popò-popoppò-pò, poveri White Stripes) impresso inelebilmente nella nostra memoria generazionale collettiva. Avevo appena terminato gli esami di maturità, quindi l’atmosfera era quella dei momenti indimenticabili ed imprescindibili della propria giovinezza. Ricordo che con la mia ragazza di allora, dopo la vittoria contro la Francia, fermavamo le macchine in transito agitando le braccia come schizofrenici fuggiti da un centro di igiene mentale e urlando ancora: po-popò-popoppò-pò. La mattina dopo ci demmo dentro come manguste per celebrare il trionfo. Lei diceva: “È Grosso, è Grosso!”. Ancora ora mi domando se si riferisse a me o al difensore.
In conclusione, i Mondiali brasiliani si avvicinano. Giovani d’oggi, viveteli e non abbiate la fregola di catturarne ogni istante con la fotocamera. Usate la fotocamera del vostro cuore. (Bella questa metafora eh? Ora la condivido su Facebook).
Qui il Nostalgiometro ’00 ci indica come in una scala da zero a “Giorgia Surina” (dove zero sta per zero e “Giorgia Surina” sta per “puro distillato ’00″), i Mondiali 2006 si piazzano eccezionalmente al superlativo livello “Giorgia Surina che grida: ‘È Grosso! È Grosso!’”.
A un certo punto ti arrendi, alzi le mani e dici: “Italiani, calciofili, fate di me ciò che volete”. La fortuna di tifare per la Sampdoria fin da piccino mi ha almeno tenuto al riparo dalle contese più spinose: Calciopoli, Moggiopoli, Scudettopoli, di cui gli italiani discutono come se fossero cose serie. Solo una volta ho tentato di dire timidamente la mia su Moggi a mio fratello Michele, che è juventino: porto ancora i segni dei suoi denti sul polpaccio.
Per quattro anni tiri avanti così, aggirando conversazioni e rovinando amicizie. Poi, fatalmente, puntuali come le tasse, arrivano i Mondiali.
Ed allora inizia l’incubo. Vieni posseduto da una sorta di demòne assiro e improvvisamente anche tu, che nei quattro anni precedenti ti addormentavi come colpito da uno sfollagente sulla nuca appena sullo schermo compariva il campo verde di una partita di calcio, divieni un famelico consumatore di pallone. Non perdi nemmeno un minuto della telecronaca, quando suona l’inno ti alzi in piedi e lo canti a squarciagola come un pirla, fremi, sobbalzi ad ogni azione, urli: “Era fallo!” e ti dimeni come un forsennato, con un filo di bava alla bocca, indirizzando epiteti razzisti ed irripetibili verso gli avversari, come se potessero sentirti. Poi, così come erano iniziati, i Mondiali finiscono. Tu ti risvegli come da un sogno e pensi: “Dove diavolo sono stato le ultime tre settimane?”. Hai in mano ancora il bandierone e lo getti via spaventato. “Che cazzo è successo?”. Il demòne assiro ti ha abbandonato.
Così fu, cari ragazzi, cari giovani d’oggi, nel 2006.
Fu un Mondiale epico. Ogni istante scolpito nella memoria. Ogni gol, ogni azione, ogni coro (tra cui il famigerato po-popò-popoppò-pò, poveri White Stripes) impresso inelebilmente nella nostra memoria generazionale collettiva. Avevo appena terminato gli esami di maturità, quindi l’atmosfera era quella dei momenti indimenticabili ed imprescindibili della propria giovinezza. Ricordo che con la mia ragazza di allora, dopo la vittoria contro la Francia, fermavamo le macchine in transito agitando le braccia come schizofrenici fuggiti da un centro di igiene mentale e urlando ancora: po-popò-popoppò-pò. La mattina dopo ci demmo dentro come manguste per celebrare il trionfo. Lei diceva: “È Grosso, è Grosso!”. Ancora ora mi domando se si riferisse a me o al difensore.
In conclusione, i Mondiali brasiliani si avvicinano. Giovani d’oggi, viveteli e non abbiate la fregola di catturarne ogni istante con la fotocamera. Usate la fotocamera del vostro cuore. (Bella questa metafora eh? Ora la condivido su Facebook).
Qui il Nostalgiometro ’00 ci indica come in una scala da zero a “Giorgia Surina” (dove zero sta per zero e “Giorgia Surina” sta per “puro distillato ’00″), i Mondiali 2006 si piazzano eccezionalmente al superlativo livello “Giorgia Surina che grida: ‘È Grosso! È Grosso!’”.
F.P.
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Fabio Peterlongo, “giornali$ta”, nasce
pochi mesi dopo l’incidente di Černobyl, nell’anno della prima
apparizione dei “Simpson” e del mandato di cattura spiccato verso
Marcinkus. Questo turbine di eventi lo lascia frastornato e con un
immaginario sibaritico (qualunque cosa significhi). Scrive per la
rivista “Così e Cosà” (da lui diretta, pensate, ragazze) e conduce un programma radiofonico sull’emittente Radio Genius, dal quale parla di cinema, musica e vita vissuta come se ne sapesse qualcosa.
lunedì 23 dicembre 2013
NOSTALGIOMETRO '00/3
L'11 settembre ed i suoi innumerevoli complotti
Avvertenza: Nostalgiometro ’00 può contenere acne, masturbazione, canne, Offspring, uso improprio di lamette da barba, abuso di alcolici, gel effetto bagnato, sesso, Giorgia di TRL e tutto ciò che l’adolescente degli anni 2000 ha subito (nel bene e nel male).
Cari ragazzi anni '10, cari giovani d'oggi (suona ancora un po' strano dirlo, ma presto sarò uno splendido ventisettenne cui le teenager dànno del lei sull'autobus, accidenti a voi e alla vostra progenie), questo mese voglio raccontarvi del momento in cui la nostra adolescenza impattò per la prima volta con la realtà. Scoprimmo che la realtà quando arriva fa il rumore di due jet che si schiantano a velocità supersonica contro dei grattacieli. Niente male come metafora, eh?
Tutti noi adolescenti '00 abbiamo ben chiaro nella mente il ricordo di cosa stavamo facendo quel pomeriggio di settembre che ci strappò dal solipsismo delle nostre crisi ormonali. Io personalmente stavo giocando con la Playstation: metto via il joystick (che a quell'epoca era un'espressione con un numero notevole di doppi sensi) e comincio a fare zapping. Vedo le stesse immagini riprese da tutte le tv e penso: "Cazzo, questo film lo fanno da tutte le parti". Non era un film, bensì l'attentato orchestrato dalla Cia per fare la guerra contro quelli col petrolio. Anzi no, era l'attacco organizzato dal Mossad, il servizio segreto israeliano, che aveva segretamente deciso di festeggiare Hanukah con i fuochi d'artificio, anticipando la festività di un paio di mesi. Anzi no, erano stati gli alieni, che sfuggiti dall'Area 51 volevano vendicarsi degli americani che li avevano rinchiusi e torturati per decenni negli scantinati privi di aria condizionata di una base militare nel Nevada. Prova ne sarebbe un fotogramma tratto da un video di Youtube dalla risoluzione di 16 pixel in tutto, nel quale si vede chiaramente un disco volante. Anzi no, è stata una montatura delle televisioni di tutto il mondo, le quali, sincronizzati i rispettivi segnali hanno mandato in onda la videocassetta (vhs) degli attentati, grazie al genio creativo degli animatori di Toy Story. Infatti se guardate bene bene, poco prima del collasso della Torre Nord si vede per un millesimo di secondo il logo della Pixar e Woody il cowboy che dice: "Ho un serpente nello stivale"...
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| Kang e Kodos, i veri responsabili dell'attentato alle Torri Gemelle secondo alcuni informatissimi scopritori di segreti. |
Non sto qua a farvela lunga (noi dicevamo "a smenarla") sul fatto che l'attentato alle Torri Gemelle sia stato per la nostra generazione '00 il primissimo incontro con la Storia con la "esse" maiuscola. Non vi racconterò dell'atmosfera di panico indicibile che ci prese tutti dopo quell'evento.
Voglio solo raccontare a voi posteri che uno dei momenti fondamentali nella crescita di noi adolescenti doppio zero (come la farina) è l'aver sostenuto la famosa e tragicomica discussione con i sostenitori delle teorie alternative sull'11 settembre. Tutti noi ci siamo passati almeno una volta e ne portiamo ancora le ferite. Dibattiti basati su improbabili complotti orditi da forze terrestri e non, che nemmeno nella fantasia più scatenata di Tom Clancy ibridato con il marziano dei Looney Tunes potevano aver luogo.
Insomma, qui il Nostalgiometro ’00 ci indica come in una scala da zero a “Giorgia Surina” (dove zero sta per zero e “Giorgia Surina” sta per “puro distillato ’00″), il complottismo sull'11 settembre si piazza su un poco meno che discreto 6,5, in quanto questo fenomeno perdura ancora oggi, ovvero a livello "Robbie Williams grasso".
Voglio solo raccontare a voi posteri che uno dei momenti fondamentali nella crescita di noi adolescenti doppio zero (come la farina) è l'aver sostenuto la famosa e tragicomica discussione con i sostenitori delle teorie alternative sull'11 settembre. Tutti noi ci siamo passati almeno una volta e ne portiamo ancora le ferite. Dibattiti basati su improbabili complotti orditi da forze terrestri e non, che nemmeno nella fantasia più scatenata di Tom Clancy ibridato con il marziano dei Looney Tunes potevano aver luogo.
Insomma, qui il Nostalgiometro ’00 ci indica come in una scala da zero a “Giorgia Surina” (dove zero sta per zero e “Giorgia Surina” sta per “puro distillato ’00″), il complottismo sull'11 settembre si piazza su un poco meno che discreto 6,5, in quanto questo fenomeno perdura ancora oggi, ovvero a livello "Robbie Williams grasso".
F.P.
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Fabio Peterlongo, “giornali$ta”, nasce
pochi mesi dopo l’incidente di Černobyl, nell’anno della prima
apparizione dei “Simpson” e del mandato di cattura spiccato verso
Marcinkus. Questo turbine di eventi lo lascia frastornato e con un
immaginario sibaritico (qualunque cosa significhi). Scrive per la
rivista “Così e Cosà” (da lui diretta, pensate, ragazze) e conduce un programma radiofonico sull’emittente Radio Genius, dal quale parla di cinema, musica e vita vissuta come se ne sapesse qualcosa.
lunedì 8 luglio 2013
RESTITUSCIONENSINAINCIUSOL
Sul
"Restitution day" dei 5 Stelle.
Questo "restitution" mi è sembrato fin dall'inizio un prestito linguistico poco ispirato.
Nella lingua del Guglielmo Sgrollalanza il verbo "restituire" si traduce infatti con pay back, give back o al massimo return.
Insomma, "restitution" mi suonava un po' "svalutescion".
Però poi ho pensato, questi sono la rete, gli altri sono tutti morti. Questa è gente che dà a Veronesi del Cancronesi. Questa è gente che il collegamento tra Hiv e Aids è un'invenzione della Ka$Ta. I 5 Stelle sono informati per definizione. Questa è gente che l'America ce la voleva dare a noi. Non possono sbagliare.
Sbaglio sicuramente io, che sono pure un giornali$ta (pubblici$$$$ta!!!).
Così ho riflettuto, ho cercato di capire l'origine di questo "Restitution day": certo, l'idea era di creare un calco spiritoso dell'espressione "Independence Day". Hanno scelto apposta il 4 luglio, hanno ripreso le locandine del film, adeguatamente fotoscioppate. Si vede infatti il raggio sterminatore delle astronavi aliene distruggere l'Empire State Building e dare inizio allo sterminio della razza umana. Un messaggio rassicurante, per chi ha visto il film.
Si saranno detti - anzi, pardon - si saranno scritti sul forum dei parlamentari: «Ma non è che se scriviamo "Pay back day" la gente non capisce?». Di qui la decisione di impiegare questa scelta lessicale inconsueta. "Restitution day" perché così è chiaro e i giornali$ti ci devono fare le foto con l'assegno gigante.
Alla fine però, l'illuminazione!, scopro
che in inglese "restitution" indica l'atto di ripagare qualcosa che si
ha danneggiato: è il corrispettivo che si dà dopo aver rotto una
finestra con la palla, o simili. La questione ora è: i grillini stanno
chiedendo scusa per qualcosa?
venerdì 21 giugno 2013
Il singolare destino di Pippo
Il 22 giugno di 208 anni fa nasceva a Genova Giuseppe Mazzini. D'ora in poi lo chiamerò "Pippo", come erano solite fare le sue affettuose sorelle.
Quella di Pippo è una figura onnipresente nella toponomastica delle città italiane. Basta digitare in un navigatore satellitare l'indicazione "Via Mazzini" o "Piazza Mazzini" per farsene un'idea e mandare un tom-tom da trecento euro in tilt. Nonostante ciò, l'incredibile vicenda biografica di questo terrorista genovese è pressoché sconosciuta al grande pubblico. E nonostante ciò, agli esami di maturità del 2006, tra le tracce per il tema di italiano ve n'era una dedicata proprio a questo feroce dinamitardo condannato a morte per ben tre volte, una delle quali (1833), per graziosa concessione di Casa Savoia.
(Non serve aggiungere che io nel 2006 scelsi ben volentieri quella traccia, assieme - presumo - ad altri tre maturandi in tutta la lunga Penisola.)
| La condanna a morte di Giuseppe Mazzini con lo stemma di Casa Savoia |
Non si contano in giro per l'Italia, i monumenti alla memoria di Pippo. Soprattutto nei parchi pubblici, sono innumerevoli i busti bronzei che lo ritraggono, spesso ossidati dalle intemperie, nascosti dai rampicanti. Segnati da scritte eseguite con i pennarelli uniposca che ci informano che "Marco ama Valentina". Contornati da bottiglie di birra semivuote e decorati da chewing-gum spiritosamente appiccicati come fossero le caccole del naso. Irrorati da pisciatine umane o canine. Pippo può riposare sereno perché i suoi monumenti sono guardati a vista da robusti spacciatori che li usano come punto di riferimento per orientarsi nelle nostre giungle suburbane.
| Un monumento a Giuseppe Mazzini, imbrattato. |
Ho sempre trovato singolare il destino di Pippo. Da fuorilegge, ad eroe nazionale. Da bandito, a viale nei centri storici. Trovo stupefacente le contorsioni che chi detiene le redini del potere e le armi della propaganda riesce ad imprimere a figure che ha sempre osteggiato. Sarebbe come se il governo Berlusconi avesse intitolato piazze e scuole a Daniele Luttazzi. (Non essendo del tutto sicuro che questo paragone sia calzante, vi chiedo di segnalarmene di più appropriati nei commenti.)
Eppure se cerchiamo di prendere sul serio quello che la vita di Pippo e il suo pensiero raccontano, emergono alcune incongruenze significative, che dicono molto di questa bizzarra idea chiamata "Italia".
Eppure se cerchiamo di prendere sul serio quello che la vita di Pippo e il suo pensiero raccontano, emergono alcune incongruenze significative, che dicono molto di questa bizzarra idea chiamata "Italia".
| Ritratto di Giuseppe Mazzini, conservato al Museo di Torino. |
Esiste da sempre una duplice tensione che anima questa idea e la sua precaria trasformazione in realtà. Da un lato, "Italia" è il sogno mai realizzato di massoni, radicali, anarchici, bombaroli, mangiapreti. L'Italia come utopia civile, miraggio repubblicano. Contemporaneamente, "Italia" è tutto ciò che abbiamo sotto gli occhi. L'Italia è Stato, compromesso deleterio, equilibrismo di potere, conquista manu militari del consenso, imperialismo delle burocrazie, patriottismo da bar dello sport. La maglia azzurra della nazionale deriva dal colore di Casa Savoia, lo sapevate? Be', sapevatelo. Quando gridiamo "forza Azzurri" in realtà facciamo un'implicita confessione di monarchismo.
[Personalmente, non riconosco alcun re, non mi interessano i matrimoni di principi e principesse, non mi emoziono al ricordo della Principessa Triste, mi stanno sui coglioni i Savoia e spero che un giorno scenderemo in piazza a festeggiare qualcosa di più rilevante di una vittoria ai Mondiali di Calcio.]
Penso che il singolare destino di Pippo ci mostri come talvolta anche le personalità più coraggiose, gli esempi più fulgidi di integrità possano essere falsificati, persino oltraggiosamente rovesciati, se subiscono il trattamento della macchina della propaganda. Talvolta dietro la gloria ci sono strati e strati di menzogne. Questa è l'incredibile e misconosciuta vicenda personale di Pippo Mazzini, patriota, ribelle, repubblicano: padre della patria, nemico pubblico.
martedì 18 giugno 2013
Copacabana Calibro Nove - Il sambeiro s'incazza
Persino i Brasiliani si ribellano. I Brasiliani, che la cosa più eversiva che avevano fatto, era un fuorigioco.
Risali sul tuo carro carnascialesco, compagno brasiliano, con la crisi che c'è giusto gli stereotipi ci erano rimasti.
F.P.
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Fabio Peterlongo, “giornali$ta”, nasce
pochi mesi dopo l’incidente di Černobyl, nell’anno della prima
apparizione dei “Simpson” e del mandato di cattura spiccato verso
Marcinkus. Questo turbine di eventi lo lascia frastornato e con un
immaginario sibaritico (qualunque cosa significhi). Scrive per la
rivista “Così e Cosà” (da lui diretta, pensate, ragazze) e conduce un programma radiofonico sull’emittente Radio Genius, dal quale parla di cinema, musica e vita vissuta come se ne sapesse qualcosa.
lunedì 17 giugno 2013
Tel chi!
Da sabato è online l'uscita di giugno di "Così e Cosà". Vi invito a darci un'occhiata. In particolare, voglio indirizzarvi alla lettura dello speciale dedicato ad Enzo Jannacci.
Ho intervitato gli attori Andrea Bove ed Enzo Limardi, che hanno conosciuto personalmente il maestro e hanno lavorato con lui per anni. Ne è venuto fuori un ricordo fantastico.
F.P.
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Fabio Peterlongo, “giornali$ta”, nasce
pochi mesi dopo l’incidente di Černobyl, nell’anno della prima
apparizione dei “Simpson” e del mandato di cattura spiccato verso
Marcinkus. Questo turbine di eventi lo lascia frastornato e con un
immaginario sibaritico (qualunque cosa significhi). Scrive per la
rivista “Così e Cosà” (da lui diretta, pensate, ragazze) e conduce un programma radiofonico sull’emittente Radio Genius, dal quale parla di cinema, musica e vita vissuta come se ne sapesse qualcosa.
venerdì 14 giugno 2013
Al "Corsaro Rosso"
Caro "Corsaro rosso",
hai rimpiazzato "Penna stilo", fai il bravo.
"Il Corsaro rosso". Sembra il titolo di uno di quei siti di controinformazione incazzata. Quei siti che ti creano talmente tanta confusione in testa che alla fine ti sei convinto che sia stato il Mossad a dirottare il pianeta Nibiru contro le Torri Gemelle, grazie all'appoggio occulto del monaco albino del "Codice Da Vinci".
hai rimpiazzato "Penna stilo", fai il bravo.
"Il Corsaro rosso". Sembra il titolo di uno di quei siti di controinformazione incazzata. Quei siti che ti creano talmente tanta confusione in testa che alla fine ti sei convinto che sia stato il Mossad a dirottare il pianeta Nibiru contro le Torri Gemelle, grazie all'appoggio occulto del monaco albino del "Codice Da Vinci".
"Il Corsaro rosso" potrebbe essere persino un sito dedicato alla scherma, al tirar di spada. Palestra "Il Corsaro rosso", corsi di scherma, fioretto e sciabola per amatori e professionisti. 75 euro al mese, borsone personalizzato in omaggio.
"Il Corsaro rosso". Un titolo così suggerisce molte atmosfere.
E a te, caro lettore/cara lettrice che non hai di meglio da fare che commentare i miei articoli di dubbia utilità, che evoca?
F.P.
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Fabio Peterlongo, “giornali$ta”, nasce
pochi mesi dopo l’incidente di Černobyl, nell’anno della prima
apparizione dei “Simpson” e del mandato di cattura spiccato verso
Marcinkus. Questo turbine di eventi lo lascia frastornato e con un
immaginario sibaritico (qualunque cosa significhi). Scrive per la
rivista “Così e Cosà” (da lui diretta, pensate, ragazze) e conduce un programma radiofonico sull’emittente Radio Genius, dal quale parla di cinema, musica e vita vissuta come se ne sapesse qualcosa.
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giovedì 9 maggio 2013
Nostalgiometro '00 /1
Avvertenza:
Nostalgiometro ’00 può contenere acne, masturbazione, canne, Offspring,
uso improprio di lamette da barba, abuso di alcolici, gel effetto
bagnato, sesso, Giorgia di TRL e tutto quanto di meglio e di peggio
l’adolescente degli anni 2000 ha subito.
Sono arrivato in quella fase della vita
in cui, conclusi bene o male gli studi, iniziando bene o male a
lavorare, ci si guarda indietro e si viene presi dalla nostalgia dei
tempi epici. Per me questi tempi epici si collocano approssimativamente
tra il 2001 e il 2009. Prima del 2001 non succedeva niente tranne Bim
Bum Bam, dopo il 2009 ho iniziato ad annoiarmi. Vorrei quindi inagurare
questo spazio, Nostalgiometro ’00, che vuole andare a titillare la vena
nostalgica di noi diciasettenni del 2004. Video musicali, sigle tv, e
quanto altro ha reso gli anni 2000 il decennio che ci porteremo dentro e
a cui ci riferiremo tra dieci anni quando diremo: «Eh, ai nostri
tempi…». Aspetta un momento, lo sto già facendo! Sono già passato al
lato oscuro della nostalgia!
“Burn baby burn” degli Ash.
Dovete sapere, cari ragazzi che siete giuovini in questi tristi e
socialnetworkizzati anni ’10, che ai nostri tempi c’era questa cosa
chiamata “televisione”. Funzionava più o meno come il computer, bastava
accenderla e tu eri “online”, per così dire. Potevi vedere i video
musicali su una specie di sito web che veniva chiamato “MTV”, ma non era
un sito web. All’epoca si chiamavano “canali televisivi”. Non potevi
vedere tutti i video che volevi quando volevi (per quello c’era “Music
Box”, ma chi se l’è mai filato, mandavi un sms e loro trasmettevano il
video che richiedevi… se, col cazzo). C’era infatti una oscura equipe
di stregoni dell’etere che decideva cosa i ragazzi ’00 avrebbero visto.
Lo so, che squallore, mica come oggi che “Gangnam style” è diventato
popolare grazie ad una specie di democratica follia collettiva. Nel 2001
andava forte il video degli Ash, Burn Baby Burn, che rappresentò il
primo incontro ravvicinato di molti di noi con la biancheria intima
femminile. In questo video c’era proprio tutto quello che un
quattordicenne potesse desiderare allora: musica rock (ma noi non
sapevamo che si chiamava così, o lo sapevamo appena), cheerleaders con
le mutande in bella vista e… pallacanestro! L’effetto fu dirompente,
potevamo vedere questo video ben… due o… tre volte al giorno.
L’incognita stava nel fatto se Viva o Tmc2 lo trasmettevano a loro
volta. Il video che avete potuto gustare ha rappresentato una tappa
dello sviluppo cognitivo di molti di noi, adolescenti ’00. Qui il
Nostalgiometro ’00 ci indica come da una scala da zero a “Giorgia
Surina” (dove zero sta per zero e “Giorgia Surina” sta per “puro
distillato ’00″), il video degli Ash si piazza su un più che discreto
7,5, ovvero a livello “Top of the pops”.
F.P.
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Fabio Peterlongo, “giornali$ta”, nasce
pochi mesi dopo l’incidente di Černobyl, nell’anno della prima
apparizione dei “Simpson” e del mandato di cattura spiccato verso
Marcinkus. Questo turbine di eventi lo lascia frastornato e con un
immaginario sibaritico (qualunque cosa significhi). Scrive per la
rivista “Così e Cosà” (da lui diretta, pensate, ragazze) e conduce un programma radiofonico sull’emittente Radio Genius, dal quale parla di cinema, musica e vita vissuta come se ne sapesse qualcosa.
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CLASSIFICA: i film più esilaranti /4
Prosegue la scalata alla vetta
dell’esilaranza con la TOP TEN dei film più divertenti, secondo
l’insindacabile parere del sottoscritto, perché sono dottore in
Filosofia e ho perciò un’opinione su tutto.
Due, dico, due posizioni che ci portano a
ridosso del podio.
Ecco a voi, qualche pensiero sui film che
occupano la quinta e la quarta posizione nella lista. Per ripescare le
pellicole già citate, si riclicchino gli articoli immediatamente precedenti.
5. Fantozzi subisce ancora. Il primo film diretto interamente da Neri Parenti nella saga di “Fantozzi“,
per me è anche il più esilarante della serie. Lo so cosa state
pensando, sento già che digitate commenti indignati sulla vostra
tastiera, commenti pieni di riprovazione.
Calma! Sono perfettamente d’accordo con voi, miei sboccati lettori. I
primi due capitoli della saga fantozziana sono prodotti artistici
sopraffini, mai eguagliati nella storia del cinema italiano e, credo,
tra le migliori espressioni della satira cinematografica di sempre.
Purtroppo, il posto di quei due film (“Fantozzi” e “Il secondo tragico Fantozzi“) non è in questa classifica. Questa è la classifica dei film che mi fanno più ridere e basta. E nell’opera che stiamo commentando c’è una presenza che mischia totalmente le carte. Questa presenza risponde al nome di… “Loris Batacchi”. La sequenza di “Loris Batacchi” per me stravolge la curva delle votazioni. E se indubbiamente i primi due “Fantozzi” sono film migliori, “Loris Batacchi”, capo-ufficio pacchi, con il suo baciamano bl-b-và, consacra “Fantozzi subisce ancora” come il film italiano più divertente di sempre.
4. Il fratello più furbo di Sherlock Holmes. Ritorna Gene Wilder, che ho già elogiato altrove,
questa volta non solo nei panni del protagonista, ma anche del regista.
Avevo già recensito questo film nel numero di gennaio 2011 di “Così e Cosà“, chi ha voglia può ripescare anche da lì
qualche riflessione in merito. Questa pellicola è un gioiello della
comicità inspiegabilmente poco noto. È in assoluto uno dei miei film
preferiti, forse perché amo in maniera sconfinata lo stile e l’eleganza
di Gene Wilder, che in questo film sfodera tutte le sue armi. Anche
letteralmente, dato che persino la sua esperienza giovanile di
spadaccino è stata messa a frutto in questo film, ovviamente nelle scene
di duello. Le ambientazioni (la Londra vittoriana) sono ricostruite in
maniera credibile. Il ritmo è serrato. Gli interpreti sono magnifici,
soprattutto i co-protagonisti Marty Feldman (“Aigor”) e Madeline Kahn (“Elizabeth”, sempre in “Frankenstein Junior“).
La trama è solida e avvincente “benché” parodistica. Mi spiace usare
questo “benché”; sarebbe in realtà del tutto superfluo. Purtroppo però
da “Epic Movie” in poi la parola “parodia” sembra essere
diventata sinonimo di “film vomitato da un cane con i parassiti
intestinali”, quando la parodia è una delle forme di espressione
letteraria e cinematografica che richiedono il grado più alto di
competenza drammaturgica e di scrittura. Basti pensare che “Il fratello più furbo di Sherlock Holmes” uscì appena un anno dopo “Frankenstein Junior“.
L’influenza di Mel Brooks su Gene Wilder si percepisce chiaramente in
questa pellicola, nelle atmosfere, nei tempi comici, nello slapstick e persino nel cast. Questa pellicola è una vera, autentica parodia. Ragazzi, smettiamo di usare le parole a caso: questo film, così come “Frankenstein Junior“, sono “parodia“. “Epic movie“, “Treciento” e simili sono “merda“.
F.P.
Suggerimento musicale: The Kangaroo Hop, da “Il fratello più furbo di Sherlock Holmes”, 1975.
Suggerimento video: la sequenza di “Loris Batacchi“, da “Fantozzi subisce ancora”, 1983.
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Fabio Peterlongo, “giornali$ta”, nasce
pochi mesi dopo l’incidente di Černobyl, nell’anno della prima
apparizione dei “Simpson” e del mandato di cattura spiccato verso
Marcinkus. Questo turbine di eventi lo lascia frastornato e con un
immaginario sibaritico (qualunque cosa significhi). Scrive per la
rivista “Così e Cosà” (da lui diretta, pensate, ragazze) e conduce un programma radiofonico sull’emittente Radio Genius, dal quale parla di cinema, musica e vita vissuta come se ne sapesse qualcosa.
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mercoledì 8 maggio 2013
CLASSIFICA: i film più esilaranti /3
Trovo il tempo di proseguire con la scalata alla vetta dell’esilaranza.
Solo di un gradino però. Siamo arrivati alla posizione numero 6; per
rileggere quali gioielli della comicità ho voluto segnalare finora, si
clicchi qui e qua. Penetriamo più a fondo nella mia personalissima TOP TEN dei film che mi fanno più ridere.

6. Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere).
Film ad episodi di Woody Allen, che tratta il tema della sessualità
attraverso la lente delle perversioni più diffuse. Non tutti gli episodi
sono indimenticabili, ma alcuni di essi sono epici: in particolare,
quello interpretato da Gene Wilder dal titolo “Che cos’è la sodomia?“,
in cui uno spettabile medico intrattiene una relazione con un’avvenente
e lanosa paziente. Sarà che per me Gene Wilder è l’attore comico più
straordinario della storia del cinema sonoro. Un altro episodio
particolarmente riuscito è “Cosa sono le perversioni sessuali?“,
in cui si mette in scena la parodia di un quiz, nel quale i concorrenti
devono indovinare la particolarissima perversione degli ospiti,
personaggi all’apparenza integerrimi ed insospettabili. Tra loro, un
rabbino, che si eccita nel vedere la moglie che mangia braciole di
maiale. Si ride, si riflette, commedia eccellente, insomma in due
parole… Woody Allen.
F.P.
Suggerimento musicale: Let’s misbehave, Cole Porter, 1927 (dalla colonna sonora del film).
____________
Fabio Peterlongo, “giornali$ta”, nasce
pochi mesi dopo l’incidente di Černobyl, nell’anno della prima
apparizione dei “Simpson” e del mandato di cattura spiccato verso
Marcinkus. Questo turbine di eventi lo lascia frastornato e con un
immaginario sibaritico (qualunque cosa significhi). Scrive per la
rivista “Così e Cosà” (da lui diretta, pensate, ragazze) e conduce un programma radiofonico sull’emittente Radio Genius, dal quale parla di cinema, musica e vita vissuta come se ne sapesse qualcosa.
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tutto quello che avreste voluto,
woody allen
domenica 5 maggio 2013
CLASSIFICA: i film più esilaranti /2
Prosegue la classifica dei dieci film più
esilaranti. Come ho già precisato, questi non sono i film comici,
umoristici o satirici migliori, quelli li elencherò in una
classifica di prossima redazione. Questi sono solamente i film che mi
fanno ridere come un idiota finché qualcuno non mi picchia forte in
testa con uno sfollagente. Per le due posizioni già elencate potete
cliccare qui.
8. “L’alba dei morti dementi“. Che cosa è
questo film… Semplicemente fantastico. Grande sceneggiatura, grande
regia, grande ritmo, splendide le battute, straordinarie le
ambientazioni (la metropoli britannica ha sempre il suo perché), ottimi
gli attori. È il tipo di film che ti verrebbe voglia di rigirare insieme
agli amici. Se ha un limite, un piccolo, infinitesimale difetto, è che
non si distacca dalla mera parodia dei film di zombie. Io non sono un
acceso fan del genere zombie-movie, fatta eccezione per la versione che ne ha dato Danny Boyle (“28 giorni dopo“),
che adoro e mi terrorizza. Questo però è il mio punto di vista e non
compromette in alcun modo la forza di un film che so essere già
diventato di culto. Le scene esilaranti sono tante, ma a memoria quella
che più mi è rimasta impressa (a parte il finale, che chiaramente non
svelo) è la sequenza in cui il protagonista Shaun, appena svegliatosi ed
uscito di casa assonnato e sovrappensiero, non si rende conto in un
primo momento dei cambiamenti accorsi nei suoi vicini, i quali si sono
tramutati nottetempo in zombie. Pellicola deliziosa, da non perdere.
7. “Il mostro. Di Roberto Benigni, è stato a lungo in ballottaggio con “Il piccolo diavolo” e ovviamente “Johnny Stecchino“.
Ho voluto premiare il coraggio dei toni e del tema. Non è affatto
facile mettere in commedia l’argomento delicato dell’abuso sessuale e
degli omicidi seriali, senza per altro banalizzarlo mai, anzi offrendo
un’interessante lettura della psiche dei personaggi, attraverso una
trama fitta che si poggia su un’eccezionale opera di sceneggiatura. Fino
al colpo di scena finale, che è uno dei più inaspettati che io ricordi.
Nicoletta Braschi interpreta la poliziotta e lo fa con grande eleganza,
sebbene il suo personaggio debba necessariamente accendere gli istinti
più “bassi ed animali” (poveri animali, cos’hanno fatto di male?) del
presunto mostro. Il film si basa molto su di lei e io credo abbia fatto
davvero un gran lavoro. Un posto speciale nel mio cuore è riservato ad
una delle scene più divertenti dell’intero cinema italiano:
sovrastimolato dall’arrapante poliziotta, Loris (Benigni) si fa
consigliare da un amico perché non sa più come resistere al “richiamo
della carne”. Il suggerimento dell’amico è quello di “pensare ai
risultati della borsa”, per distrarre la mente da tutto ciò che vede (e
vede tutto). Il buon Loris sperimenta questo escamotage con risultati… indimenticabili.
Alla prossima con altre due posizioni!
F.P.
Suggerimento musicale: il tema d’apertura de “Il mostro“, composto da Evan Lurie, 1994.
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Fabio Peterlongo, “giornali$ta”, nasce
pochi mesi dopo l’incidente di Černobyl, nell’anno della prima
apparizione dei “Simpson” e del mandato di cattura spiccato verso
Marcinkus. Questo turbine di eventi lo lascia frastornato e con un
immaginario sibaritico (qualunque cosa significhi). Scrive per la
rivista “Così e Cosà” (da lui diretta, pensate, ragazze) e conduce un programma radiofonico sull’emittente Radio Genius, dal quale parla di cinema, musica e vita vissuta come se ne sapesse qualcosa.
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venerdì 3 maggio 2013
CLASSIFICA: i film più esilaranti /1
Anarchia e sentimenti. Credo che un
gesto molto anarchico sia la risata. Ridere è uno delle più grandi
affermazioni della propria individualità. Erompere in una risata è
essenzialmente un sommo atto di libertà. In una duplice maniera: la
risata libera, in quanto scioglie le tensioni, ripristina un equilibrio,
scatena endorfine; ma la risata è anche sovversione, irrisione, rottura
dei tabù. La comicità è dunque una forma d’espressione
contemporaneamente conservatrice (conferma lo status quo, dà un senso di
sopportabilità alle cose per come sono) e rivoluzionaria (smaschera le
ipocrisie, distrugge il pensiero lineare ed il conformismo della
logica). La comicità introduce un elemento di caos, di novità e mostra
come segni, significati e sistemi siano illusori, benché fondati su
regole che hanno un loro grado di realtà (proprio perché si possono
rompere).
Questo lungo pippone serviva ad
introdurre (e a far prendere minimamente sul serio) la classifica dei
dieci film-commedia che trovo più divertenti in assoluto. Attenzione,
solo alcuni dei film che andrò ad elencare
sono film comici ed umoristici che trovo sublimi, persino struggenti nel
loro essere opere d’ingegno infinito. Quei film saranno oggetto di
un’altra classifica che vi proporrò a stretto giro. Invece, attraverso
la classifica che inizia con questo articolo, voglio soprattutto
raccontare a tutti voi quali sono i film che mi fanno scompisciare e che
non mi stancherò mai (anche se, mai dire mai) di guardare e che perciò
consiglio molto volentieri.
Ecco a voi, dunque, le ultime due posizioni nella mia TOP TEN dei film più ESILARANTI di sempre.
10. “American Pie“.
In questa scelta è abbastanza rilevante il fattore “nostalgia”. I primi
tre capitoli della serie uscirono durante i miei primi anni al liceo.
Sono cresciuto con la saga originale di “American Pie” e mi
sono riconosciuto per anni in quelle frustrazioni, in quei desideri, in
quelle dinamiche e, per quanto portate all’estremo in virtù dei
meccanismi comici, li ho trovati pericolosamente aderenti alla realtà di
molti adolescenti. Ciò non è bello, lo so. Però è passato. E poi è
dannatamente divertente. Tutti abbiamo conosciuto uno “Stifmeister“, tutti ci siamo sentiti dei “Jim Levenstein” almeno una volta, tutti abbiamo tentato timidi e goffi approcci sessuali nei confronti della “Nadia”
(la studentessa cecoslovacca) di turno, aspettando la notte magica del
“gran ballo della scuola”. E poi in questo film c’è un fattore
essenziale che ne rende doveroso l’inserimento tra i dieci film più
divertenti. Questo fattore risponde a sole tre parole: “Mamma di Stifler“…
9. “Così è la vita“. È stato molto arduo scegliere solo uno dei film di Aldo, Giovanni e Giacomo. “Tre uomini e una gamba” è senza dubbio più comico, “Chiedimi se sono felice” è più solido, “La leggenda di Al, John e Jack” è girato benissimo. Però “Così è la vita”
coniuga al meglio le caratteristiche migliori degli altri film. Le
personalità dei personaggi interpretati dai tre attori si intrecciano
alla perfezione, come in “Chiedimi se sono felice“; ci sono scene comiche di grande forza e dal sapore cabarettistico, come in “Tre uomini e un gamba” (“Ogni mattina in Africa quando sorge il sole, una gazzella… muore“); ha una velocità e delle atmosfere pulp rare nel cinema italiano, come ne “La leggenda di Al, John e Jack” (“Gli ho spappolato la faccia, gli ho spappolato!“). Per non parlare della colonna sonora dei Negrita, che danno al film l’atmosfera rockettara che merita.
A presto, con altre posizioni!
F.P.
Suggerimento musicale: Vertigo, American Hi-fi (American Pie 2 Soundtrack, 2001).
(Ps, tutta quella colonna sonora “spacca i culi“, quindi “andate scialli“. Gergo anni 2000… )
(Ps, tutta quella colonna sonora “spacca i culi“, quindi “andate scialli“. Gergo anni 2000… )
Lettura consigliata: l’intervista che ho fatto ad Aldo, Giovanni e Giacomo per il numero di dicembre 2012 di “Così e Cosà“.
____________Fabio Peterlongo, “giornali$ta”, nasce pochi mesi dopo l’incidente di Černobyl, nell’anno della prima apparizione dei “Simpson” e del mandato di cattura spiccato verso Marcinkus. Questo turbine di eventi lo lascia frastornato e con un immaginario sibaritico (qualunque cosa significhi). Scrive per la rivista “Così e Cosà” (da lui diretta, pensate, ragazze) e conduce un programma radiofonico sull’emittente Radio Genius, dal quale parla di cinema, musica e vita vissuta come se ne sapesse qualcosa.
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venerdì 26 aprile 2013
Elogio del ciarpame (letterario)
Sono un esploratore metodico e compulsivo delle librerie dei supermercati.
Non solamente perché vi si trovano delle offerte convenienti su titoli di una certa decenza. (Non spendo comunque molto denaro in libri, sono un sostenitore dell’uso delle biblioteche pubbliche. Ve le ricordate? Bei tempi quelli in cui la gente prendeva rispettosamente in prestito i prodotti culturali, magari vergognandosi un po’ se li riconsegnava in ritardo, invece che derubare artisti ed autori attraverso la pirateria.)
Non solamente perché vi si trovano delle offerte convenienti su titoli di una certa decenza. (Non spendo comunque molto denaro in libri, sono un sostenitore dell’uso delle biblioteche pubbliche. Ve le ricordate? Bei tempi quelli in cui la gente prendeva rispettosamente in prestito i prodotti culturali, magari vergognandosi un po’ se li riconsegnava in ritardo, invece che derubare artisti ed autori attraverso la pirateria.)
Sono un esploratore attento delle
suddette librerie perché in esse si trova l’autentico, inestimabile,
ciarpame letterario. Opere improbabili, scritte in maniera
approssimativa, che scalano le classifiche di vendita proprio perché sono esposte nelle librerie dei supermercati. E sono esposte nelle librerie dei supermercati perché hanno scalato le classifiche. Paradossi del capitalismo.
(Non so cosa valga di più oggi per creare un best-seller, se andare tre minuti da Fazio o se avere il proprio libro esposto in uno scaffale vicino agli spazzolini da denti. Forse gli spazzolini da denti fanno domande più brillanti.)
(Non so cosa valga di più oggi per creare un best-seller, se andare tre minuti da Fazio o se avere il proprio libro esposto in uno scaffale vicino agli spazzolini da denti. Forse gli spazzolini da denti fanno domande più brillanti.)
Bene, io sono un feroce appassionato di
tale ciarpame letterario. Quelle storie già sentite mille volte, quei
colpi di scena talmente scontati e prevedibili che ci potresti costruire
attorno un giro di scommesse abbastanza redditizio.
Il piacere sublime sopraggiunge infatti quando, dopo aver capito fin dalle prime righe come va a finire una particolare sequenza, quella poi… va a finire in quell’esatto modo. Oh sì, ancora, ti prego.
E ti dici: bene, questo libro ha venduto 21 milioni di copie. Presto diventerà un film da 500 milioni di dollari di incasso.
Il piacere sublime sopraggiunge infatti quando, dopo aver capito fin dalle prime righe come va a finire una particolare sequenza, quella poi… va a finire in quell’esatto modo. Oh sì, ancora, ti prego.
E ti dici: bene, questo libro ha venduto 21 milioni di copie. Presto diventerà un film da 500 milioni di dollari di incasso.
Amo il ciarpame letterario, perché non ti
giudica, non pretende che tu abbia voglia di risolvere complessi rebus
linguistici o narrativi. Vuole solo intrattenerti con le sue avventure
esotiche o romantiche, con i suoi intrighi da quattro soldi.
Amo il ciarpame letterario, perché è profondamente diverso dai libri spazzatura (scritti in genere da calciatori, ex calciatori, ex ragazze di calciatori, ex procuratori di calciatori). Per scrivere un romanzo d’azione, una storia d’amore, un giallo o un thriller popolare, ci vuole un tanto di arte. Ci vuole il talento dell’artigiano, del canta-storie, dell’intrattenitore. Serve la capacità di avvincere il lettore, di catturarlo e di tenerlo incollato alle tue pagine, nonostante la scarsa originalità della trama. Io voglio essere rapito dalla lettura di un romanzo. Voglio che le pagine volino, che quel libro finisca in fretta e che ne esca il seguito prestissimo.
Amo il ciarpame letterario, perché è profondamente diverso dai libri spazzatura (scritti in genere da calciatori, ex calciatori, ex ragazze di calciatori, ex procuratori di calciatori). Per scrivere un romanzo d’azione, una storia d’amore, un giallo o un thriller popolare, ci vuole un tanto di arte. Ci vuole il talento dell’artigiano, del canta-storie, dell’intrattenitore. Serve la capacità di avvincere il lettore, di catturarlo e di tenerlo incollato alle tue pagine, nonostante la scarsa originalità della trama. Io voglio essere rapito dalla lettura di un romanzo. Voglio che le pagine volino, che quel libro finisca in fretta e che ne esca il seguito prestissimo.
Per questo voglio gratificare i miei
lettori con una recensione mensile sui più grandi capolavori del
ciarpame letterario: inizierò con una delle opere più
fulgide di uno dei grandi maestri della letteratura da supermercato (e
da autogrill!), in particolare del genere della fiction d’azione. No, non Tom Clancy. (Infarcisce i suoi romanzi di troppi dettagli tecnici, che noia!)
Sto parlando dell’unico, inimitabile, insuperabile, Clive “Non me lo sarei mai aspettato” Cussler.
Sto parlando dell’unico, inimitabile, insuperabile, Clive “Non me lo sarei mai aspettato” Cussler.
F.P.
Suggerimento musicale: Paperback Writer, The Beatles, 1966 (canzone non contenuta in alcun album ufficiale).
Fabio Peterlongo, “giornali$ta”, nasce pochi mesi dopo l’incidente di Černobyl, nell’anno della prima apparizione dei “Simpson” e del mandato di cattura spiccato verso Marcinkus. Questo turbine di eventi lo lascia frastornato e con un immaginario sibaritico (qualunque cosa significhi). Scrive per la rivista “Così e Cosà” (da lui diretta, pensate, ragazze) e conduce un programma radiofonico sull’emittente Radio Genius, dal quale parla di cinema, musica e vita vissuta come se ne sapesse qualcosa.
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giovedì 25 aprile 2013
25 aprile
Cos’è la resistenza.
In fisica indica “il massimo sforzo che un materiale è in grado di sopportare prima che sopraggiunga la rottura”.
In fisica indica “il massimo sforzo che un materiale è in grado di sopportare prima che sopraggiunga la rottura”.
La differenza tra l’Italia di oggi e
quella di settant’anni fa è che la nostra soglia di resistenza è molto
più alta. Intendo sotto il profilo puramente della dinamica delle forze. Siamo stati compressi, tratti, flessi, tagliati, torti. Picchiati, torturati, uccisi.
Eppure siamo ancora qua. Non so a quali altre sollecitazioni meccaniche
possa essere ancora sottoposta la fibra degli italiani.
Nel giorno in cui si ricorda e si celebra la Resistenza partigiana, vorrei proporre ai miei concittadini di resistere meno. Vorrei che si scatenassero le energie accumulate in decenni di soprusi e di oltraggi.
Vorrei dire basta con l’elasticità, vorrei che il punto di rottura si rivelasse.
Oggi è il 25 aprile. Smettiamo di resistere. Così potremmo essere partigiani. Potremmo essere eroi. Anche se per un giorno soltanto.
F.P.
Suggerimenti musicali:
Heroes, David Bowie, 1977 (album: Heroes);
Fischia il vento, canto partigiano, 1943.
____________
Fabio Peterlongo, “giornali$ta”, nasce
pochi mesi dopo l’incidente di Černobyl, nell’anno della prima
apparizione dei “Simpson” e del mandato di cattura spiccato verso
Marcinkus. Questo turbine di eventi lo lascia frastornato e con un
immaginario sibaritico (qualunque cosa significhi). Scrive per la
rivista “Così e Cosà” (da lui diretta, pensate, ragazze) e conduce un programma radiofonico sull’emittente Radio Genius, dal quale parla di cinema, musica e vita vissuta come se ne sapesse qualcosa.
martedì 23 aprile 2013
Promesse
Cara Penna Stilo,
promesse
ne ho fatte tante nella vita e ho sempre cercato di mantenere tutte
quelle che era umanamente possibile. In amore sono sempre stato fedele
ed in amicizia un amico più o meno decente. Ora però so, con un ottimo
grado di certezza, che ho una debolezza: non riesco ad essere fedele ad
un blog. Lo trascuro, lo dimentico, mi stufo del suo nome, flirto con
un'altra url, dopo poco tempo mi sembra persino ridicolo
tenerne uno. Lo so che starai pensando: con me non andrà così, io ti
cambierò, Fabio. Io sono quella giusta per te, sospiri speranzosa. (Sì,
perché sei una blogga, non lo sapevi?) Non lo so, cara Penna Stilo.
Non amare mai, non legarti mai, mi ha insegnato la vita. E se poi sei
tu a lasciarmi? Se il primo hacker che passa di qui mi ruba la password e
ti usa per pubblicizzare il viagra spammando in cirillico? Non so se
sono pronto, Penna Stilo, per questa promessa. Proverò a provarci.
Con simpatia,
F.P.
Suggerimento musicale: Promises, The Cranberries, 1999 (album: Bury the hatchet).
____________
Fabio
Peterlongo, "giornali$ta", nasce pochi mesi dopo l'incidente di
Černobyl, nell'anno della prima apparizione dei "Simpson" e del mandato
di cattura spiccato verso Marcinkus. Questo turbine di eventi lo lascia
frastornato e con un immaginario sibaritico (qualunque cosa significhi).
Scrive per la rivista "Così e Cosà" (da lui diretta, pensate, ragazze) e conduce un programma radiofonico sull'emittente Radio Genius, dal quale parla di cinema, musica e vita vissuta come se ne sapesse qualcosa.
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